Massa Lubrense, arriva l’ordinanza del TAR per i “Quattro Passi”

Il Tar Campania, con l’ordinanza pubblicata ieri, firma un’altra puntata nell’intricata vicenda urbanistica e giudiziaria dei “Quattro Passi“, il locale tristellato della famiglia Mellino oggetto di un’ordine di demolizione da parte del Comune di Massa Lubrense avverso il quale i legali  Andrea Abbamonte, Ferdinando Pinto, Giulio Renditiso hanno presentato ricorso per l’annullamento ottenendo, però, il diniego.

Il Tar ha concesso 90 giorni di tempo alla proprietà per procedere alla demolizione degli abusi contestati e sospendendo, per lo stesso periodo, la procedura di acquisizione del bene al Comune con un dettaglio di non poco conto e che riguarda l’intero complesso:

rilevato che è intervenuto in data 26.01.2026 decreto di sequestro preventivo ex artt. 321/323 cpp, da parte dell’Ufficio GIP del Tribunale di Torre Annunziata, che ha proceduto al sequestro dell’intera area del ricorrente ivi incluse le strutture attualmente destinate a ristorante, recezione alberghiera, piscina e parcheggio”

C’è un altro passaggio significativo che ha scandito la vicenda: dopo aver proposto ricorso al riesame contro il decreto di sequestro, gli avvocati dei Mellino vi hanno rinunziato. Il che ha determinato il consolidamento del provvedimento emesso dalla Procura di contenuto anche più ampio di quello dell’ordinanza di lottizzazione in discussione al Tar.
Il PM infatti contesta come parte della lottizzazione anche i manufatti oggetto di condono edilizio e per i quali era stato rilasciato il titolo a sanatoria.
Nel momento in cui il Tar afferma “ritenuto pertanto che l’istanza cautelare non possa essere accolta in quanto, in pendenza di sequestro penale, spetta l’autorità giudiziaria ordinaria ogni valutazione circa le proposte di parte ricorrente su eventuali interventi di demolizione“, è  evidente che demanda al PM ogni valutazione su quale siano le demolizioni da farsi.

Ma sul punto la Procura si è già espressa contestando come intervento di lottizzazione tutto. Quindi la parte, sulla scorta del provvedimento del Tar e del decreto di sequestro consolidatosi per rinunzia al ricorso proposto al riesame, allo stato dovrebbe demolire praticamente tutto. Peraltro una eventuale nuova richiesta di dissequestro, tenuto conto di quanto asserito dal Tar nei suoi provvedimenti, non sarebbe neppure giustificata da fatti nuovi in pratica esclusi dalle motivazioni addotte dal Giudice amministrativo.

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