Sorrento, la nuova amministrazione alla prova dei “debiti fuori bilancio”
SORRENTO – La nuova Amministrazione comunale guidata dal sindaco Corrado Fattorusso è chiamata ad un adempimento molto importante e che sta animando un vivace dibattito pubblico: l’approvazione di debiti fuori bilancio per un importo di circa 800mila euro contratti dall’amministrazione dell’ex sindaco Massimo Coppola e che la gestione commissariale non ha ritenuto di approvare rilevando la carenza di documentazione ritenuta necessaria per “sanare” questa situazione debitaria in piena legittimità. Abbiamo chiesto al commendatore Gaetano Mastellone, che segue con puntualità le vicende politiche e amministrative locali e peninsulari, che cosa ne pensa di questo tema che costituisce un importante banco di prova per la nuova amministrazione chiamata ad assumersi una responsabilità ereditata dalla gestione-Coppola. Mastellone ha accettato il nostro invito e ci ha inviato il commento che di seguito pubblichiamio ringraziandolo per la disponibilità.
“Sull’argomento dei debiti fuori bilancio mi è piaciuto l’approccio social, breve e diretto, scelto dal neo eletto Sindaco di Sorrento, avv. Corrado Fattorusso, per chiarire — inevitabilmente senza poter entrare in ogni dettaglio — la posizione dell’Amministrazione sul “caso del momento”.
L’ho considerato un segnale positivo di chiarezza e trasparenza verso la Città, anche se i contenuti e le argomentazioni meritano certamente un approfondimento. Un tema così complesso non può essere esaurito in un post sui social: il luogo naturale per discuterne sarà il Consiglio comunale del 13 agosto, dove ciascuno sarà chiamato ad assumersi le proprie responsabilità.
Nella spiegazione del Sindaco vi è un punto giuridicamente corretto: un debito fuori bilancio, se ricorrono effettivamente i presupposti previsti dalla legge per il suo riconoscimento, non può essere semplicemente ignorato.
“Il nostro obiettivo è governare Sorrento nel modo migliore possibile, con un’amministrazione efficace, efficiente e trasparente, capace di dare risposte concrete ai cittadini e di affrontare con responsabilità le sfide della città”.
È, credo, ciò che la grande maggioranza dei cittadini desidera. Ed è proprio per questo che, davanti a una vicenda economicamente e amministrativamente così rilevante, occorre andare fino in fondo con gli approfondimenti.
Il punto vero: perché quei debiti non furono riconosciuti prima?
La precedente Amministrazione ha lasciato una situazione complessa e diversi problemi ancora aperti. Alcuni suoi componenti siedono oggi nuovamente in Consiglio comunale, sia in maggioranza sia in opposizione. È un dato politico, ma non è questo il punto decisivo.
Il punto decisivo è un altro: stiamo parlando di debiti fuori bilancio per oltre 800 mila euro. Una cifra enorme per la quale è legittimo chiedere spiegazioni puntuali, soprattutto se — come è stato riferito — durante la gestione commissariale quelle posizioni non furono riconosciute e vennero richiesti ulteriori approfondimenti.
La domanda, quindi, è semplice: che cosa aveva rilevato la Commissaria? Quali elementi mancavano allora e quali elementi sono invece disponibili oggi?
Il riconoscimento dei debiti fuori bilancio è una procedura eccezionale disciplinata dall’art. 194 del TUEL (D.Lgs. 267/2000). In particolare, per alcune fattispecie relative all’acquisizione di beni e servizi in assenza del preventivo impegno di spesa, occorre verificare rigorosamente i presupposti previsti dalla legge, compresi l’utilità e l’arricchimento conseguiti dall’ente nei limiti consentiti.
Il fatto che oggi vi siano pareri favorevoli dei dirigenti e dei Revisori dei conti è certamente importante, ma non trasforma il Consiglio comunale in un organo chiamato a una ratifica automatica. Ogni consigliere deve conoscere ciò che vota e assumersi consapevolmente la responsabilità della propria decisione.
Proprio il precedente rinvio della gestione commissariale, se confermato dagli atti, rende necessario comprendere con precisione che cosa sia cambiato. E resta un’altra domanda: perché, dopo quel mancato riconoscimento, si è arrivati soltanto oggi alla nuova proposta?
Le domande che andrebbero chiarite prima del voto
• Perché la Commissaria non procedette al riconoscimento dei debiti?
• Quali criticità, carenze documentali o istruttorie erano state rilevate?
• Che cosa è cambiato successivamente?
• Quali nuovi documenti, relazioni, computi, certificazioni o elementi istruttori hanno consentito di formulare oggi pareri favorevoli?
• Chi ordinò o autorizzò materialmente lavori, forniture o prestazioni senza il necessario preventivo impegno contabile?
• Gli oltre 800 mila euro rappresentano esclusivamente il valore di lavori e servizi effettivamente acquisiti dal Comune oppure comprendono anche interessi, maggiorazioni, spese o altri oneri?
• Sono state individuate eventuali responsabilità amministrative, contabili o dirigenziali nella formazione di quei debiti?
Anche noi cittadini abbiamo diritto alla massima chiarezza. Non si tratta di uno scontro tra maggioranza e opposizione, ma di verificare una cifra molto rilevante destinata a uscire dalle casse comunali. E le casse comunali, è bene ricordarlo, sono alimentate con denaro pubblico: soldi dei cittadini.
Pagare ciò che è dovuto non significa fare una sanatoria
Su un punto il Sindaco ha ragione: non riconoscere un debito legittimamente dovuto soltanto per ragioni politiche potrebbe essere controproducente, perché contenziosi, interessi e spese legali potrebbero aumentare ulteriormente il costo per il Comune.
Non condivido, quindi, l’equazione semplicistica: “sono debiti fuori bilancio, dunque non bisogna pagarli”. La domanda corretta è un’altra: sono tutti debiti effettivamente riconoscibili ai sensi della legge e per l’intero importo proposto?
Ed è soprattutto necessario distinguere due piani: riconoscere il debito e accertare le eventuali responsabilità. Se il Comune ha realmente ricevuto un’utilità e ricorrono i presupposti di legge, può essere necessario riconoscere il debito per evitare ulteriori danni all’ente. Ciò non deve, però, cancellare automaticamente le eventuali responsabilità di chi abbia generato irregolarmente quella spesa.
In altri termini: pagare ciò che è effettivamente dovuto tutela il Comune; accertare come e perché quella spesa sia stata prodotta tutela invece la legalità, la buona amministrazione e, ancora una volta, i cittadini.
La replica politica del Sindaco
“Prima di sollevare oggi questioni di trasparenza, sarebbe stato opportuno esercitare con la stessa attenzione il proprio ruolo di controllo quando in passato si era chiamati ad amministrare.”
Politicamente è una replica comprensibile. Ma amministrativamente non risolve il problema. Il fatto che in passato qualcuno abbia controllato bene o male l’operato dell’Amministrazione precedente non modifica di un millimetro la necessità di verificare oggi la legittimità e la riconoscibilità degli oltre 800 mila euro.
La nuova Amministrazione ha ereditato il problema e non può essere ritenuta responsabile della sua origine. Proprio per questo, però, ha oggi l’occasione di segnare una vera discontinuità nel metodo.
Che cosa farei prima del voto
Ricostruirei, debito per debito, origine, importo, creditore, prestazione effettuata, soggetto che ha disposto la spesa, motivo dell’assenza del preventivo impegno, rilievi della gestione commissariale e ragioni per le quali oggi tali rilievi sono considerati superati.
Se fossi un consigliere comunale, prima del voto del 13 agosto pretenderei una tabella analitica con, per ogni singola posizione: creditore, importo, lavoro o servizio, data della prestazione, dirigente competente, modalità con cui la prestazione fu ordinata, causa dell’assenza dell’impegno, fattispecie dell’art. 194 applicata, rilievi della Commissaria, integrazioni intervenute successivamente e parere dei Revisori.
Solo dopo un’analisi di questo tipo, e dopo gli eventuali chiarimenti richiesti, avrebbe senso decidere con la classica alzata di mano.
Anche il parere favorevole dei Revisori dei conti va letto per ciò che è: un elemento fondamentale dell’istruttoria contabile, ma non una dichiarazione generale secondo cui “va tutto bene” sotto ogni profilo, né uno strumento capace di cancellare automaticamente eventuali responsabilità pregresse.
Una considerazione finale
Pagare ciò che il Comune deve è corretto. Trasformare però il riconoscimento dei debiti fuori bilancio in una sanatoria indistinta di comportamenti amministrativi precedenti non lo sarebbe.
AI CITTADINI INTERESSA SAPERE COSA È SUCCESSO
La nuova Amministrazione è in carica da poco più di un mese e certamente non può essere considerata responsabile di debiti maturati precedentemente. Diciamolo con chiarezza.
Ma proprio per questo ha oggi una grande opportunità: fare piena luce sull’intera vicenda.
Se tutto è regolare e documentalmente dimostrato, si riconoscano i debiti effettivamente dovuti. Contemporaneamente, però, si spieghi ai cittadini, debito per debito, perché quelle somme sono nate, perché non furono riconosciute prima e perché oggi, invece, vengono ritenute riconoscibili.
Questa sarebbe, a mio avviso, la dimostrazione più concreta di efficacia, efficienza e trasparenza richiamata dallo stesso Sindaco.
Ottocentomila euro, o più, non sono semplicemente numeri scritti su un foglio.
SONO SOLDI DEI CITTADINI!
E quando si tratta dei soldi dei cittadini, trasparenza e responsabilità non dovrebbero avere colore politico.
PAGARE CIÒ CHE È DOVUTO: SÌ!
SANATORIE AL BUIO: NO!
TRASPARENZA TOTALE: SEMPRE!
di Gaetano Mastellone
Cittadino di Sorrento














