Credito, export e valore: il nuovo dialogo tra banche e industria orafa

Riprendiamo dal sito del Tarì – Centro Orafo – l’intervista al commendatore Gaetano Mastellone dedicata al mondo orafo.

Il mondo orafo italiano vive una fase di profonda trasformazione. Da una parte la crescita dell’export, la spinta verso l’innovazione e la sostenibilità; dall’altra le tensioni geopolitiche, la volatilità del prezzo dell’oro e la necessità di nuovi investimenti industriali. In questo scenario, il rapporto tra sistema bancario e imprese del gioiello assume un ruolo sempre più strategico.

Ne abbiamo parlato con Gaetano Mastellone, Commendatore al Merito della Repubblica Italiana con alle spalle una carriera ai vertici del sistema bancario e finanziario italiano e ruoli di consigliere di amministrazione in gruppi nazionali, come società di navigazione, gruppo alberghiero. È stato vice presidente di OBI – Osservatorio Banche e Imprese e consigliere in ABI Campania. Oggi Mastellone guida una boutique di consulenza strategica che opera con discrezione e visione al fianco delle imprese. È inoltre Vice Presidente dell’Associazione Nazionale dei Commendatori d’Italia.

Il settore orafo italiano rappresenta una delle eccellenze manifatturiere del Paese. Quanto pesa oggi il comparto agli occhi del sistema bancario?

Chi ha trascorso anni ai vertici del sistema bancario e finanziario italiano sa bene che certi settori vengono guardati con rispetto, ma allo stesso tempo sono trattati con approssimazione. Quello relativo al gioiello italiano è uno di questi. Stiamo parlando di un comparto che vale miliardi, con distretti come Valenza, Vicenza, Arezzo e quello campano che sono autentiche eccellenze mondiali. Credo che gli imprenditori di questo settore meriterebbero dal sistema creditizio un’attenzione molto più strategica di quella che ricevono. Il comparto orafo non è una nicchia, è un pilastro del Made in Italy e va trattato come tale.

Le aziende, in particolare quelle del gioiello, stanno affrontando una fase di forte trasformazione tra digitalizzazione, sostenibilità e internazionalizzazione. Le banche sono pronte a supportare questo cambiamento?

Ancora non in modo adeguato e lo dico con la cognizione di chi il sistema bancario lo ha vissuto dall’interno per decenni, per oltre quarant’anni. Le banche più evolute stanno cercando di adeguarsi, ma la realtà quotidiana di moltissime PMI del gioiello racconta ancora relazioni bancarie centrate sulla garanzia reale e poco orientate al progetto industriale. Digitalizzazione, sostenibilità e internazionalizzazione richiedono capitali pazienti e interlocutori che capiscano davvero il settore. Bisognerebbe aiutare di più l’imprenditore nel dialogo con il sistema finanziario attraverso linguaggi e strumenti adeguati.

Il prezzo dell’oro continua a registrare forti oscillazioni. Quanto diventa importante oggi per le imprese una corretta cultura finanziaria e una gestione evoluta del rischio?

L’oro a prezzi record non è automaticamente una buona notizia per chi lo lavora. Può diventare un problema serio se manca una cultura finanziaria adeguata. Ho incontrato imprenditori straordinari che si trovavano in difficoltà non per colpa del mercato, ma per una gestione del rischio improvvisata. Il costo delle materie prime, dell’oro in particolare, può erodere i margini in poche settimane. Gli strumenti di copertura esistono, funzionano, sono accessibili. Bisogna però saperli conoscere e usare. E’ necessario che il sistema bancario si impegni di più a portare all’interno delle imprese una mentalità finanziaria evoluta, quella che di solito appartiene alle grandi aziende ma che le PMI non possono più permettersi di ignorare.

Molte aziende del comparto sono PMI familiari. Il passaggio generazionale rappresenta anche una sfida bancaria oltre che imprenditoriale?

È una delle sfide più delicate e più sottovalutate perché le banche tendono a leggere il cambio generazionale come un aumento del rischio. Personalmente lo vedo come un’opportunità straordinaria se gestita bene. In una parte della mia vita a fine anni ‘90 sviluppai un progetto con una società di corporate finance di emanazione bancaria, della quale ero amministratore delegato, e accompagnavamo spesso queste transizioni: non solo sul piano finanziario, ma su quello organizzativo e strategico. Devo dire che lo facevamo con grosse difficoltà perché allora non c’era la mentalità giusta nella testa del Capo azienda. Oggi c’è più sensibilità a ben gestire il passaggio generazionale. La nuova generazione di imprenditori è più aperta, più digitale, più internazionale.
Export e mercati internazionali sono ormai centrali per il gioiello italiano. Quali strumenti finanziari ritiene oggi fondamentali per sostenere la competitività delle imprese all’estero?
Esportare gioielli italiani nel mondo non si sostiene con il semplice fido di cassa. Servono strumenti dedicati: lettere di credito, polizze assicurative sull’export, finanziamenti in valuta, e soprattutto un utilizzo intelligente delle risorse SACE e SIMEST, che restano drammaticamente sottoutilizzate dalle PMI. È uno dei temi su cui il sistema dovrebbe lavorare di più: accendere un faro su opportunità che esistono già, ma che nessuno ha mai spiegato all’imprenditore in modo chiaro. L’Italia ha strumenti pubblici eccellenti per l’internazionalizzazione. Il problema è che spesso rimangono sulla carta.

Guardando al futuro, quale dovrebbe essere il nuovo rapporto tra banche e industria italiana per rafforzare il ruolo del Made in Italy nel mondo?

Il Made in Italy non ha bisogno di retorica, bensì di capitali, visione e partner finanziari davvero all’altezza. Dopo una carriera trascorsa tra banche, gruppi industriali e oggi con GMCONSULT, che lavora in modo volutamente discreto ma con una visione strategica precisa, sono convinto che il nuovo rapporto debba fondarsi su tre pilastri: conoscenza profonda dei settori produttivi, capacità di ragionare per filiere e non per singole posizioni ed una presenza territoriale che sia genuinamente consulenziale, non solo commerciale. Le banche italiane hanno storia, radicamento e intelligenza per farlo. Serve la volontà di cambiare approccio perché il gioiello italiano nel mondo vince solo se ha alle spalle un sistema finanziario che ci crede davvero e che lo dimostra nei fatti, non nei convegni.

Stampa