Energy drink, il prof. Maurizio Santomauro (Giec) spiega quali sono i rischi per la nostra salute
Un consumo eccessivo di energy drinks ha provocato in un cinquantenne statunitense un ictus ischemico e il caso è rimbalzato agli onori delle cronache internazionali per l’allarme lanciato dai sanitari che hanno pubblicato un articolo sulla rivista BMJ Case Reports suonando un campanello d’allarme sul consumo di queste bevande che chiunque può acquistare. Il malcapitato ne consumava addirittura otto di lattine al giorno pari a circa 1200 mg di caffeina giornaliera, tre vole la dose massima raccomandata.
Sul rischio del consumo degli energy drink, soprattutto tra la popolazione giovanile, almeno da dieci anni a questa parte in Italia ne sta parlando il prof. Maurizio Santomauro, già dirigente del dipartimento di cardiologia, cardiochirurgia ed emergenza cardiovascolari dell’AOU “Federico II” di Napoli, presidente nazionale del Gruppo Intervento Emergenze Cardiologiche (GIEC), società scientifica particolarmente impegnata a promuovere la cultura del pronto intervento da parte di personale laico (non sanitario) nelle emergenze che quotidianamente possono provocare vittime come l’arresto cardiocircolatorio o l’occlusione delle vie aeree per ingestione di un alimento.
Il caso statunitense ha suscitato clamore per il consumo smodato di energy drink da parte di quest’uomo: “Il consumo al di fuori di qualsiasi controllo degli energy drink espone i giovani a seri rischi per la salute considerata la loro enorme diffusione nella rete commerciale e venduti senza fornire adeguate informazioni sui rischi per la salute – spiega Santomauro – Credo si debba pensare a regolamentare con legge l’uso degli ED nei bambini e negli atleti in età scolare perchè si tratta di bevande analcoliche comunemente presenti sul mercato comunitario e caratterizzate da elevati tenori di caffeina e di taurina. Sono quasi 200 i marchi disponibili in più di 140 paesi e rappresentano un mercato in forte espansione”.
Negli USA il 31% dei ragazzi tra i 12 e i 17 anni ne ha dichiarato un consumo regolare e la quantità di caffeina consentita nel prodotto varia da paese a paese oscillando dai 50 ai 505 mg/lattina. Sul mercato italiano questi prodotti sono presenti dal 1988 e i dosaggi di caffeina e di taurina consentiti per lattina sono rispettivamente di 75-80 mg e 1.000 mg.
“Le quantità di caffeina presenti in una tazzina di caffè sono molto variabili a seconda della tipologia – evidenzia Santomauro – e questo purtroppo rende difficile rapportarne la quantità con quella presente in una lattina. Una tazzina di caffè espresso, a seconda della miscela usata, in base a un recente studio portoghese contiene tra i 53,8 e i 141,3 mg di caffeina. Una lattina di ED, quindi, corrisponderebbe più o meno a una tazzina di caffè. Il 96% degli ED è a base di caffeina e una lattina media, da 250 ml, ne contiene quanto due espressi“.
Dove si annidano i rischi per la salute? “La caffeina agisce liberando in misura massiccia calcio nel cuore – sottolinea Santomauro – e questo può causare aritmie anche fatali e compromettere la capacità del cuore di usare l’ossigeno con danni su tutto l’organismo. Oltre alla caffeina, poi, il 52% di queste bibite contiene taurina, il 33% glucuronolattone e due terzi vitamine. I giovani, tipicamente, le consumano di sera, in bar e discoteche, spesso in dosi massicce per non sentire l’effetto dell’alcol che bevono durante la stessa serata, con gravi rischi per la salute, di incidenti stradali e di gravi danni da eccesso di alcol. I ragazzi le consumano durante o dopo l’attività sportiva rischiando di amplificare gli effetti negativi sul cuore. Per questo motivo le persone con aritmie catecolaminergiche, come i bambini affetti da sindrome del Q-T lungo o Sindrome di Brugada, non dovrebbero in nessun caso assumere queste bevande che possono peggiorare le loro condizioni con conseguenze anche fatali”.
Anche gli sportivi corrono seri rischi per il consumo di ED: “Gli atleti in particolare dovrebbero essere informati del fatto che gli ED sono assolutamente da evitare durante o subito dopo l’attività sportiva e che il consumo insieme all’alcol peggiora i possibili danni di entrambi i tipi di sostanze – evidenzia Santomauro – Infine tutti coloro che praticano attività sportiva e ne fanno uso dovrebbero comunicarlo al proprio medico. A dosi moderate la caffeina può migliorare la concentrazione e l’attenzione negli adulti, ma quando viene consumata in quantitativi elevati può causare ansietà, agitazione, insonnia, problemi gastrointestinali e aritmia. Si ritiene che la soglia massima giornaliera di caffeina per evitare che la sostanza possa avere effetti negativi sulla salute sia di 6 mg/kg (per esempio una persona di 65 kg non dovrebbe superare i 400 mg al giorno), ma tale soglia è più bassa per i bambini (2,5 mg/kg) e le donne in gravidanza che non dovrebbero superare i 300 mg di caffeina al giorno. In più va sottolineato che gli effetti dannosi della caffeina negli adolescenti (che comprendono comportamenti iperattivi e indisciplinati) possono essere aggravati dal consumo di alcol”.
Negli ultimi anni in Italia e nel resto del mondo si è registrato un aumento consistente del consumo di bevande energetiche. Da tempo se ne sottolinea la pericolosità tanto che in Gran Bretagna l’uso è sconsigliato alle donne in gravidanza, ai minori e alle persone a rischio cardiovascolare e in alcuni paesi, come Francia, Danimarca e Norvegia non è stata neanche concessa l’autorizzazione all’immissione in commercio. L’allarme è stato lanciato all’ultimo Congresso Europeo di Cardiologia: una ricerca francesce ha infatti segnalato otto decessi e un centinaio di casi con effetti collaterali e con danni al cuore.
“Gli ED sono stati introdotti in Francia nel 2008 e l’anno successivo sono entrati a far parte di uno schema specifico di sorveglianza grazie al quale tutti i casi di possibili eventi indesiderati, riferiti spontaneamente da chi ne è vittima, vengono registrati dalle autorità sanitarie locali e nazionali e, soprattutto, dall’agenzia per la sicurezza alimentare ANSES – spiega il prof. Santomauro – Dai dati raccolti è emerso che tra il 2009 e la fine del 2012 sono stati segnalati 257 casi, 212 dei quali con informazioni sufficienti per effettuare una valutazione completa. I risultati dello studio hanno registrato in totale: 95 persone hanno avuto sintomi cardiovascolari, 74 psichiatrici e 57 neurologici e molti ne hanno avuto più di uno insieme. Ci sono stati otto decessi, mentre 46 persone hanno sofferto di aritmie, 13 di angina e 3 di ipertensione. Il principale effetto indesiderato, osservato in 60 soggetti, è stato la sindrome da caffeina, cioè una tachicardia accompagnata da tremori, ansia e cefalea. Inoltre si sono avuti alcuni casi di decessi improvvisi e inspiegabili, aritmie gravi e infarti che potrebbero essere associati al consumo di ED”.
Occorre fare prevenzione e servirebbe un’apposita legge sottolinea il prof. Santomauro: “Teniamo presente che la norma italiana di riferimento è il d.lgs. 181/2003 (concernente l’etichettatura dei prodotti alimentari, ndr) che sancisce l’obbligo di specificare, tra l’elenco degli ingredienti contenuti in queste bevande, la presenza di “caffeina” spesso indicata come semplice “aroma”. L’art. 6 stabilisce, inoltre, che l’impiego di caffeina oltre i 150 mg/l comporti l’obbligo di riportare accanto alla denominazione del prodotto l’indicazione Tenore elevato di caffeina. Un limite però che si supera facilmente bevendo solo 2 drink, dato che in 1 drink da 250 mg sono contenute dosi di caffeina tra 80 e 140 mg/l, poco al di sotto del limite previsto dalla legge. Inoltre, l’effetto energizzante viene amplificato dalle molte altre sostanze stimolanti contenute nelle bevande come: taurina, glucuronolattone, guaranà, ginseng, niacina, dosi massicce di vitamine ed estratti vegetali ed altri aminoacidi. Fondamentale perciò è la chiarezza delle informazioni sul contenuto delle lattine di ED per evitare rischi alla salute, specie dei più giovani”.
Manca un’informazione adeguata? Santomauro evidenzia un dato reale: “…onfrontando l’etichetta di quattro bevande energizzanti comprate al supermercato si evidenzia che tutte segnalano l’elevato tenore di caffeina e ne rispettano i limiti consentiti, ma solo una individua tutti i possibili soggetti a rischio (bambini, gestanti, nutrici e persone particolarmente sensibili alla caffeina) e consiglia di evitare la simultanea esposizione ad alcol e tabacco. Certo il problema delle avvertenze sulle etichette non è nuovo. Già la Società italiana di farmacologia lo aveva denunciato nel 2007 e a oggi è ancora irrisolto. A nostro avviso sarebbe quantomeno auspicabile che tutte le etichette riportassero le diciture necessarie per favorire un uso corretto e sicuro dei prodotti in questione e per limitarne l’abuso. Parallelamente è importante che i genitori siano a conoscenza dei possibili effetti negativi sulla salute legati all’abuso di ED in modo da limitarne l’accesso. La soluzione potrebbe consistere nell’imporre l’obbligo di inserire in etichetta specifiche avvertenze per contrastare il marketing pubblicitario che gira attorno a questi prodotti. Per aumentare la percezione del rischio legato al contenuto e agli effetti boomerang di questi drinks, dovrebbe essere obbligatorio (così come previsto dall’Art. 6 D.Legvo n 184/2003 per il fumo) la dicitura “Fortemente sconsigliato per i bambini e gli adolescenti che praticano sport” e infine “L’Energy drink può provocare danni al cervello e al cuore”.














