La bellezza salverà il mondo? Ma anche disarmarlo non sarebbe male. A Sorrento fino al 3 luglio in mostra “St. Javelin” di Julia Krahn

'Saint Javelin'
‘Saint Javelin’

Ieri, 27 maggio, è stata inaugurata a Sorrento l’installazione “St. Javelin” in mostra fino al 3 luglio. Osservando le nove gigantografie, che compongono l’opera dell’artista tedesca Julia Krahn, realizzata in collaborazione con il Comune di Sorrento e l’Associazione Festivà, mi è venuto spontaneo pensare che le foto realizzate dalla fotografa tedesca erano di una “disarmante” bellezza, icone splendide di questo tempo crudele che stiamo vivendo. Le “disarmanti” eroine, come mi piace chiamarle, giocando con l’etimo della parola, nella speranza che la loro di bellezza possa contribuire a dis-armarlo, “tor via le armi” chioserebbe Torquato Tasso, questo mondo in attesa che la bellezza lo salvi, per tornar alla pace e al rispetto tra i popoli. Un augurio di pace per tutti dunque questa mostra outdoor che inaugura la nuova edizione della rassegna di eventi “Sorrento incontra”. Esposizione allestita all’aperto lungo il Corso Italia, da piazza Tasso a piazza Veniero con i palazzi antichi della rinomata strada dello struscio sorrentino a fare da cornice ai ritratti di alcune delle rifugiate ucraine in penisola sorrentina, donne che sono state invitate a raccontarsi grazie alle interviste curate da Francesca Massa che possono essere visionate grazie ai nove QR code che accompagnano le opere. Le tele di Julia Krahn garriscono come bandiere al vento fra i balconi e i lampioni, mentre le donne protagoniste della performance daranno voce ai loro ritratti attraverso i racconti delle proprie esperienze in guerra. “Non parlo della guerra, delle sue impossibili ragioni per esistere o di chi la sta tenendo accesa, ma delle persone che la subiscono”, ha

Julia Krahn
Julia Krahn

sottolineato Julia Krahn in sede di presentazione, aggiungendo che “indifferentemente da pensiero, posizione o status, le donne sono fuggite per salvare i loro bambini e hanno lasciato indietro i loro mariti. Oltre alla propaganda esistono persone reali. Ognuno con la sua storia. Io accolgo in studio chi ha voglia di condividere la sua. L’arte ha da sempre creato ponti fra mondi e pensieri diversi, è un’arma importantissima per combattere la guerra”. Il titolo della mostra, St. Javelin, è il nome di una Santa nata in guerra, ispirata al missile “Javelin” mandato in Ucraina in sostegno della resistenza, diventata il simbolo di una Madonna protettrice. Proprio il paradosso di una madre che tiene in mano un’arma, la morte invece della vita, è stato il motore che ha avvicinato Julia Krahn alle donne ucraine. L’unica “arma” che l’artista intende usare è l’empatia, da qui la scelta di inserire un autoscatto nel progetto, dove lei stessa ha in mano il suo strumento per combattere la guerra, il pulsante della macchina fotografica. A Sorrento un’installazione nel segno della pace, omaggio a tutti coloro che la guerra la stanno subendo e avrebbero voluto e desiderato con tutte le

Rémi Brague
Rémi Brague

proprie forze che questa pazzia avesse avuto mai inizio. “St. Javelin” va disarmata, nel senso che come ogni icona di donna – madre merita l’abbraccio di un bambino non di accogliere nel grembo un’arma. Come scrive il filosofo Rémi Brague, in questi tempi bui abbiamo fatto della “morte il nostro ultimo dio nascosto”. Una constatazione quella del filosofo francese terribile, rivelatrice di un tempo profondamente disumano che ci illudevamo, a torto, fosse finito con la sconfitta del nazifascismo alla fine della Seconda guerra mondiale.
A cura di Luigi De Rosa

Link utili:https://www.juliakrahn.com/

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Particolare di un'opera di Julia Krahn
Particolare di un’opera di Julia Krahn
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