Di scena a Pompei “Gli Uccelli” di Aristofane, regia di Marco Martinelli

Teatro Grande di Pompei
Teatro Grande di Pompei

Pompei (NA) “Sogno di volare” è il progetto teatrale del parco archeologico di Pompei che per tre sere ha coinvolto alcuni giovani del territorio portando in scena sul palco del Teatro Grande “Uccelli” di Aristofane. Gli studenti dell’istituto liceale “Pascal” di Pompei e dell’istituto tecnico “Pantaleo” di Torre del Greco, infatti, che erano stati selezionati su base volontaria lo scorso settembre nell’ambito del progetto “Sogno di volare”, hanno portato in scena, con ultima replica oggi, 29 maggio, alle ore 21:00, una delle commedie più interessanti del drammaturgo ateniese per la regia di Marco Martinelli, musiche di Ambrogio Sparagna e disegno luci di Vincent Longuemare, tre professionisti della scena teatrale di fama internazionale. “Gli Uccelli” di Aristofane sono anche la prima produzione teatrale del parco archeologico di Pompei fortemente apprezzata dal direttore Gabriel Zuchtriegel ed è stata

Marco Martinelli
Marco Martinelli

realizzata in collaborazione con Ravenna Festival, Teatro delle Albe/Ravenna, Teatro di Napoli-Teatro Nazionale e Giffoni Film Festival. E proprio il Giffoni Film Festival alla fine realizzerà un docufilm a cura di Marcello Adamo e Luca Apolito per raccontare questa straordinaria esperienza di vita dei ragazzi e la loro partecipazione attiva a diretto contatto con luoghi della cultura, riprendendo tutto il percorso dalle prime prove alla messa in scena. In 10 mesi di lavoro ad 80 studenti è stato chiesto di raccontare le città in cui vivono attraverso la rielaborazione del testo antico. L’opera “Gli Uccelli” fu messa in scena nel 414 a. C. da Aristofane e viene considerata un’opera di evasione e fantasia, per la presenza di uccelli parlanti che accentuano il tono favolistico della storia. In realtà svela i retroscena dell’Atene democratica e dell’ideologia “colonizzatrice” dell’epoca. La commedia ha per protagonisti due ateniesi, Pistetero (“colui che persuade i compagni”) ed Evelpide (“speranzoso”), che disgustati dal comportamento dei loro concittadini, decidono di lasciare la città per fondarne una nuova, Nubicuculia, città delle nuvole, con l’aiuto degli uccelli, inizialmente ostili all’idea, poiché non si fidano degli esseri umani. La loro diffidenza però sarà superata e inizieranno i lavori per la costruzione della nuova città. Il desiderio utopico di una dimensione eterea, scevra dalla corruzione e dalla decadenza dei costumi che imperversavano nell’Atene del V secolo a.C., avvalora l’afflato malinconico del commediografo, propenso a delineare un modello di città ideale che, nonostante le aspirazioni dei due protagonisti, risulterà alla fine irrealizzabile. Per Aristofane le libertà devono condurre alla piena realizzazione dell’individuo, mai rappresentare l’emblema del permissivismo.
A cura di Luigi De Rosa

Aristofane, busto in esposizione presso la Galleria degli Uffizi di Firenze.
Aristofane, busto in esposizione presso la Galleria degli Uffizi di Firenze.
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