“Covid-19…Il Paese che verrà/21” Mirco Bindi testimone: “come mi sono curato”

Mirco Bindi
Mirco Bindi

Mirco Bindi è un medico toscano specialista in radiologia oncologica che ha svolto attività clinica per 35 anni al Policlinico Universitario di Siena. Autore di studi e libri sul rapporto tra alimentazione e cancro, spiega come la sua vita sia cambiata all’età do 63 anni quando ha adottato l’alimentazione vegetale di Colin Campbell autore del “The China Study”. Sostiene che siano maturi i tempi per un nuovo paradigma dell’oncologia sul presupposto che la genesi del cancro sta nell’alimentazione moderna sbilanciata a favore dei cibi animali imposti dall’industria agro-alimentare. Il dottor Bindi è un testimone dell’infezione avendola contratta nel suo soggiorno in Thailandia e da cui è guarito curandosi in prima persona.

Dottor Bindi, come vogliamo iniziare questa riflessione sulla pandemia covid-19?

“Il COVID colpisce le persone vecchie gravemente malate e quelli che hanno contatti multipli con contagiati asintomatici. La morte avviene per embolia polmonare e non insufficienza respiratoria. La ventilazione forzata causa la morte del 97% dei malati. Nell’80% della popolazione il Covid è innocuo come un raffreddore. Il Test immunologico fornisce il lascia passare a chi è immunizzato. Esistono vari farmaci che, se presi al primo sintomo, risolvono o attenuano la malattia. La Clorochina con lo Zinco su di me ha funzionato in tre giorni. Le Autopsie e gli errori medici mostrano la necessità di un intervento sanitario diverso”.

Vogliamo ripartire dall’inizio per cercare di capire se e come si è sbagliato nell’affrontare la pandemia?

“Quattro mesi fa, il 5 gennaio 2020 il Ministero della Salute in un documento di 55 pagine illustrava 3 scenari con gravità crescente sulla Pandemia Coronavirus. Fu deciso di secretare tutto per paura di spargere il panico nella popolazione. Un analogo documento segreto compariva a marzo 2020 a Londra con l’80% di contagi e 7.9 milioni di malati gravi e previsioni fino alla primavera 2021. Il comportamento di questo virus è imprevedibile e diverso dai precedenti coronavirus. Il Los Angeles Day News (24 aprile 2020) stima in California mezzo milione di contagi. Il numero esiguo dei tamponi, fatti con criteri opinabili, sta causando una profonda sotto stima dei casi positivi nel Mondo e in Italia. Il Medico del 118 di Torino finito in televisione ha denunciato come, nonostante la sintomatologia, la “Medicina del lavoro” e la Direzione gli ha rifiutato il tampone e lo ha costretto a rientrare al lavoro contagiando altri medici e malati in visita. L’inchiesta di Milena Gabanelli, mostrata nel telegiornale de La7 (27 aprile 2020), indica che a Bergamo non sono mai stati fatti i tamponi ai medici. Questi, oltre ad ammalarsi e a morire, hanno contagiato in modo indiscriminato le persone con cui venivano a contatto. (Una stima fatta a Bari dagli infermieri, sui 150 medici deceduti, solo 60 erano stati a contatto con malati contagiosi)”.

Qual è l’indice di positività del contagio?

“La positività del contagio è stimata dal 2,8 al 5,6% della popolazione, il che significa che le persone contagiate sono 55 volte superiori ai dati ufficiali. Se questo è normale nelle epidemie influenzali da coronavirus invernali, bisogna domandarsi come mai il “rapporto segreto” non è stato diramato alle “unità di crisi” delle Direzioni sanitarie ospedaliere come prevede il piano di emergenza del 2010 sulle epidemie? Nessun test diagnostico per il Covid-19 è accurato al 100%. Il test rapido immunologico IGM-IGG può registrare un 30% di falsi negativi. Per questo motivo deve essere ripetuto ogni sette giorni in caso di sintomatologia polmonare, addominale, cerebrale o atipica. I test sierologici vanno fatti su campioni rappresentativi della popolazione e non su persone o categorie selezionate, pena la sottostima dell’epidemia. Conoscere la presenza di anticorpi, cioè l’attività del sistema immunitario, permette al singolo e alla comunità di attuare le misure preventive, mascherina, distanziamento e quarantena, per ridurre la seconda ondata dell’epidemia. La fase 2 sanitaria è come la cassa integrazione sul versante economico: si aspetta!”.

Quali sono i dati su cui ragionare sul piano sanitario ma anche sociale?

“In una popolazione a rischio si deve considerare che l’80% della popolazione sarà immunizzata (asintomatici o sintomi lievi). Il 20% presenterà sintomi gravi. L’80% di una comunità si infetta, non ha sintomi o semplici disturbi. Il 20% necessita di ospedalizzazione per una polmonite interstiziale. La Rivista Jama (22 aprile 2020) descrive su 5700 malati americani di New York in modo dettagliato la malattia identificando due gruppi: malati sotto e sopra 65 anni. Le comorbidità più comuni sono state ipertensione (56,6%), obesità (41,7%) e diabete (33,8%). Al ricovero, il 30,7% aveva febbre, il 17,3% una frequenza respiratoria superiore a 24 respiri/min e il 27,8% ha ricevuto ossigeno supplementare. Il 14,2% di pazienti (età media, 68 anni, 33,5% donne) sono stati trattati in terapia intensiva. Il 12,2% ha ricevuto ventilazione meccanica invasiva (MV), il 3,2% con dialisi e il 21% è deceduto. I pazienti entrati in terapia intensiva sono più vecchi (68 anni) e nel 66% maschi. Quelli che sono stati trattati con la Ventilazione Meccanica (MV) sono il gruppo più sfortunato. Questo gruppo con età media più vecchia (68 anni) ha presentato una enorme mortalità del 97% che significa l’88% di tutti i decessi. Evidentemente il trattamento non era appropriato e dal 4 aprile è stato cambiato il sistema terapeutico. I farmaci ACEi e ARB usati nell’ipertensione possono aumentare significativamente l’espressione dell’mRNA dell’enzima ACE2 e sui possibili effetti avversi, protettivi o bifasici del trattamento con questi farmaci. 2) nella determinazione della mortatilà entrano in gioco molteplici co-fattori: età, sesso, razza, etnia, indicatori di stato socioeconomico e comorbidità come diabete, malattie renali croniche e insufficienza cardiaca”.

Secondo lei quindi anche alcune scelte terapeutiche sui malati covid-19 non hanno dato i risultati sperati?

“Le autopsie eseguite a Bergamo (un numero esiguo che si conta con le dita delle mani su 12.000 morti) e a New Orleans in America mostrano che i decessi sono avvenuti per trombosi, non per insufficienza respiratoria. Intubare e ventilare una persona peggiora la situazione. Non è corretto trattare solo i malati gravi senza intervenire nei sintomi lievi. Varie terapie aspecifiche tra cui Clorochina e Zinco, Antivirali, Antireumatici (Plaquanil), ecc. sono in grado di modificare il decorso della malattia nell’80% dei malati se iniziate al primo sintomo. Nessun malato con Artite reumatoide, curato con idroclorochina e cortisone, è finito in rianimazione La prevenzione si attua al primo segno di malattia altrimenti si rincorre la malattia come una lepre che scappa. Sgarbi in Parlamento il 24 aprile 2020 (voto di fiducia al governo sulla fase 2) ha denunciato quello che i giornalista sanno da tempo. I dati sui 25.000 morti forniti dall’Ist. Superiore di Sanità vanno interpretati in modo diverso. Solo il 2% è morto per covid, gli altri sono morti per altre patologie da 1 a 4 in contemporanea. Sotto 50 anni (1%) i dati clinici di 50 decessi indicano solo 12 persone senza patologie gravi. I test immunologici devono essere fatti a tutta la popolazione, come dice l’infettivologo Bassetti di Genova, altrimenti quando vi sarà la seconda ondata del Covid, gli sbagli fatti saranno ripetuti e a pagare sarà la perdita delle libertà individuali e collettive. Le previsioni indicano che fino alla primavera del 2021 la pandemia continuerà”.

Stampa