“Sorrento. The Romance”: Raffaele Lauro e l’invasione turca di Sorrento del 1553

Sorrento. The Romance
Sorrento. The Romance

La storia della Penisola Sorrentina si arricchisce grazie all’ultima fatica letteraria di un suo figlio illustre, Raffaele Lauro, che ha dato alle stampe il suo decimo libro, un romanzo storico intitolato “Sorrento. The Romance” che ricostruisce la tragedia dello sbarco turco del 13 giugno 1553 e le stragi di Sorrentini e Massesi compiute dagli invasori. Una storia vera che diventa romanzo e si fa suggestione di luoghi e di persone, di fatti e di ricordi che l’autore propone a un pubblico universale, quello che conosce e ama Sorrento nel mondo. Sullo scenario storico del XVI secolo, insanguinato, in Europa, dalle guerre di religione e dallo scontro, nel Mediterraneo, tra Cristianesimo e Islam, con epicentro la battaglia navale di Lepanto (1571), si sviluppa la vicenda umana, straordinaria e tormentata, del protagonista, Marino Correale: dalla nascita, in una famiglia patrizia sorrentina, fino alla morte, nel convento benedettino di Sant’Agrippino di Sorrento. Alla ricerca inesausta della verità e di Dio, Marino attraversa eventi esaltanti e dolorosi: il tragico saccheggio turco di Massa Lubrense e di Sorrento (13 giugno 1558); la conversione all’Islam; l’ascesa, ad Istanbul, presso la corte di Solimano il Magnifico; la grande storia d’amore e il matrimonio con la nipote del sultano, la principessa Yasmin; la morte, per parto, della moglie e del figlio; la cattura, a Lepanto, ad opera degli spagnoli; la condanna alla prigione a vita della Santa Inquisizione, a Madrid; la lunga e sofferta riconciliazione con la fede cristiana; l’espiazione dei peccati, nel monastero benedettino di San Juan de la Peña, fino al rientro, molto malato e in anonimato, a Sorrento, nelle vesti di frate Antonino. La vita di Marino diventa, quindi, la metafora profetica del possibile superamento, attraverso il dialogo, dei conflitti tra le religioni monoteiste, il giudaismo, il cristianesimo e l’islamismo, purché non strumentalizzate dal potere politico. Una profezia, dal valore universale, che può illuminare, dopo le tragedie del passato, il presente e il futuro dell’umanità.

Raffaele Lauro (Sorrento, 1944), è al decimo romanzo, dopo aver esordito, nel 1987, con “Roma a due piazze”, edito da CEI (Premio Chianciano di Narrativa 1987 Opera Prima). Successivamente, ha pubblicato: nel 1991, “Metropolitania”, edito da Rusconi; nel 1993, “Il sogno di Pedro”, edito da Rusconi; nel 1997, “Il progetto”, “La crociera” e “La condanna”, editi da Lancio Editore; nel 1998, “Mutus”, edito da Lancio Editore; nel 2002 e 2003, “Quel film mai girato”, in due volumi, edito da GoldenGate Edizioni; nel 2009, “Cossiga Suite”, edito da GoldenGate Edizioni e, nel 2013, “Sorrento. The Romance”, edito da GoldenGate Edizioni. Nel 2014, darà alle stampe una nuova opera narrativa, ambientata a Sorrento, dal titolo “Caruso. The Romance”, un omaggio alla celebre canzone e all’incontro tra le vite artistiche di Lucio Dalla e di Enrico Caruso. Ha ricoperto importanti incarichi, politici ed istituzionali, nella qualità di prefetto della Repubblica, di commissario straordinario del Governo e di senatore della XVI Legislatura.

La copertina del romanzo è stata realizzata dalla designer Teresa Biagioli e racconta, visivamente, attraverso i diversi elementi compositivi, l’immane tragedia, vissuta da Sorrento, con il saccheggio turco del 13 giugno 1558. È l’alba di una giornata della seconda metà del secolo XVI, apparentemente serena. Sorrento, vista dall’alto, a volo di uccello, è distesa, come una preda, indifesa ed inerme, pronta ad essere ghermita, tra la marina di Capo Cervo (marina piccola), di proprietà dei Correale, insieme con il retrostante vallone (vallone dei mulini), destinata al commercio via mare, e la marina del Porto (marina grande), destinata ai gozzi dei pescatori. La minaccia, rappresentata dalla scimitarra ottomana, con la bandiera del sultano di Istanbul, Solimano il Magnifico, incombe. La proiezione delle ombre della scimitarra e della bandiera, nel cuore del tessuto urbano della città, accresce il pathos e il senso dell’imminente catastrofe. Lo stemma cittadino, in calce, il cui fondo rosso trasmuta in sangue, componendo la data fatale, simboleggia l’epilogo sanguinoso della giornata, con migliaia di vittime, trucidate o prese in ostaggio, trascinate, poi, legate, sulle galee turche.

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