Tredici anni dopo, Sarno incompiuta e dimenticata

SARNO – Nella carta geografica dei disastri d’Italia, nei centri devastati dagli eventi calamitosi si assommano i ritardi nei soccorsi, le lungaggini degli interventi, il velo che copre agli occhi dell’opinione pubblica il ricordo e l’attenzione nei confronti della tragedia: anziché essere un monito, la memoria degli eventi svanisce e ogni anno contiamo nuovi morti e distruzioni.
Qualcuno ricorda ancora Sarno, la città campana travolta il 5 maggio 1998 da un fiume di fango e detriti, che provocò 137 vittime e per circa 500 famiglie la perdita della casa e di ogni avere? Incredile ma vero, a oltre 13 anni dall’evento, 25 famiglie attendono ancora un tetto e tutto ciò a causa delle imperdonabili lungaggini delle istituzioni preposte che, secondo il noto costume nazionale, anziché velocizzare la risoluzione del compito da assolvere, lo rallentano fino all’inverosimile con buona pace dei cittadini in attesa di ritornare ad una vita normale dopo aver subito le conseguenze di una tragedia.
Tra tutti coloro che avevano diritto a ricostruire la propria casa distrutta, alcuni nuclei familiari, per motivi di sicurezza, non hanno potuto riedificarla dove l’avevano, per cui è stato necessario individuare nuove aree per la loro ricostruzione. Dal 2004 l’ente preposto, la struttura commissariale emergenziale che fa capo al presidente della regione Campania delegato del governo nazionale, promette a queste 25 famiglie una soluzione: un comparto di edifici a via Pedagnali, nei pressi dell’Ospedale Villa Malta, nell’epicentro della tragedia del 5 maggio. I lavori, dopo una lunga fase di progettazione, iniziano nell’ottobre 2008 con la promessa che in diciotto mesi, entro il marzo 2010, le case sarebbero state consegnate ai cittadini. Scaduto il termine, viene chiesta una proroga di sei mesi ma nell’ottobre 2010 ancora nulla per le famiglie che, per giunta, dal 2008 non ricevono più il contributo per l’autonoma sistemazione che garantiva 300 euro alle persone che, avendo perso la propria casa, dovevano vivere in affitto. Oggi, ad un anno dalla scadenza della proroga, le istituzioni ancora tergiversano e si rimpallano le responsabilità: è colpa del mancato allaccio dell’acqua, no dell’energia elettrica, ma quando mai, occorre ancora risolvere il problema della fogna e ogni volta la soluzione è rimandata entro i successivi quindici giorni. Di settimana in settimana, le uniche cose certe sono il cantiere deserto da mesi e i lavori perennemente bloccati.
C’è ancora qualcuno che si indigna per queste cose, che ha la curiosità di sapere e di capire quale destino attende un italiano vittima di un evento calamitoso? Se ci sono ancora persone così, a Sarno potranno trovare una risposta.

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