Rivellini, la pubblica amministrazione “onori” i debiti con le imprese

 
On. Enzo Rivellini

NAPOLI – L’europarlamentare Enzo Rivellini (Ppe) in conferenza stampa ha rilasciato la seguente dichiarazione: «Le norme approvate in via definitiva al Parlamento UE per il rispetto dei tempi di pagamento sia per la Pubblica amministrazione sia nei rapporti “be to be” (tra privati e privati) può essere un’occasione per i nostri travagliati Enti locali di definire e regolamentare un importante segmento della propria attività che ha ripercussioni notevoli sulle attività economiche ed imprenditoriali del territorio. All’inverso, se non si riesce a definire in tempi brevi tale vicenda, ci avvieremo verso il definitivo fallimento di tutte le attività della nostra regione. Si tenga conto che in Campania non esistono attività di produzione e quindi i servizi, sanitari o altri, legati alla Pubblica amministrazione, sono di notevole importanza. La nuova norma Ue prevede che entro 24 mesi (gli europarlamentari italiani sono riusciti a posticipare l’attuazione della norma UE) i debiti della Pubblica amministrazione e del rapporto “be to be” debbano essere onorati entro 30 giorni o per alcuni settori, come la sanità, entro 60 giorni, pena il pagamento degli interessi di mora dell’8% (anche qui gli Italiani si sono battuti per farla scendere dal 10% all’8%), oltre ai tassi di interessi fissati dalla Bce. Con queste nuove regole, inoltre, il meccanismo di assegnazione degli interessi e delle penalità è automatico e non si attiverà più su richiesta del creditore e con autorizzazione del giudice. Ad oggi i debiti della P.A. ammontano a circa 70 miliardi di euro di cui 33 miliardi nel solo settore della sanità, con un ritardo medio nei pagamenti di 186 giorni, che arriva a due anni nel settore della sanità. Questa naturalmente è la media italiana, ma in Campania questi tempi si allungano in maniera insostenibile e tutto ciò alimenta truffe di vario tipo e l’inserimento della criminalità organizzata nel tessuto economico ed imprenditoriale. Ho scritto, per queste ragioni, a tutte le Amministrazioni pubbliche ed ai rappresentanti delle categorie imprenditoriali del mio collegio elettorale, per iniziare da subito ad intraprendere azioni che possano attutire l’impatto negativo sulla nostra Comunità e sulla pubblica amministrazione, quando di qui a 24 mesi verrà attuata  la nuova norma. Noto però che invece di lavorare affinché finalmente vengano regolamentate le disfunzioni sopra esposte si studiano sistemi  che allontanano la Campania dall’Ue perché si tratta di scappatoie e furberie di basso profilo. Prevedere, ad esempio, clausole vessatorie che la Pubblica Amministrazione inserirà nei bandi pubblici o addirittura “colpi di spugna” sui debiti pregressi con commissari liquidatori non è corretto ed anzi l’applicazione della nuova norma Ue può essere per i napoletani un valido banco di prova per capire quali sono le donne e gli uomini da premiare alle prossime elezioni amministrative. Si costituisce oggi un tavolo politico (con il sottoscritto, il consigliere D’Angelo, i consiglieri provinciali Flauto, Bellerè ed altri) e tecnico (con un noto avvocato internazionalista, un noto commercialista, un alto dirigente di una primaria banca) che sarà a disposizione della Pubblica amministrazione per le problematiche su esposte. Una soluzione già studiata può essere quella di affidare ad enti o società regionali il compito di preparare la provvista con apposite convenzioni bancarie a carico del debitore e non più del creditore. Praticamente l’anticipazione dell’importo relativo non sarà più a carico del creditore ma del debitore che dovrà garantire alle banche ciò che ha ricevuto. In questo modo si solleveranno i creditori dall’annoso problema non solo della ricerca dell’affidamento ma anche della mancanza di liquidità per aver esaurito il castelletto creditizio. Le conseguenze positive sarebbero indubbie a cominciare dalla certezza per i creditori di essere pagati ed in tempi precisi, offrire condizioni di offerte migliori nelle forniture alla Pubblica amministrazioni e gli Enti pubblici, a loro volta, potrebbero avere condizioni più vantaggiose dalle banche nel varare le convenzioni. In tal modo si eviterebbero anche potenziali truffe e si renderebbe più fluido il circuito economico.  La Pubblica Amministrazione, naturalmente, può studiare di addebitare le spese di tali operazioni nei bandi di gara.  Queste sono operazioni simili a quella già proposta sul fronte debito sanitario con la Sace-Fct qualche mese fa in Campania ed oggi inspiegabilmente bloccata. Speriamo che le lobby degli avvocati, il malaffare della burocrazia regionale, la delinquenza organizzata, ecc. che con tutti i governi continuano ad imperversare non si inventino nuovi sistemi in relazione a questa norma UE, che come accaduto con la Soresa, arricchiscono pochi ed impoveriscono tanti. Naturalmente dalle altre regioni del Sud già si preparano e chiedono incontri col il tavolo politico e tecnico istituito (vedi esempio provincia Isernia) mentre in Regione Campania tutto ancora tace».

Stampa